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cause ernia lombare
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zone corpo ernia lombare





esercizio gambe per ernia

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www.ossigeno-ozonoterapia.it

Articolo pubblicato il: 12/09/2016

SINTOMI E CAUSE DELL'ERNIA LOMBARE

L’ernia lombare è la conseguenza di una progressiva degenerazione dei dischi intervertebrali a cui fa seguito l’erniazione del nucleo polposo del disco intervertebrale, cioè la parte più interna, che va così a comprimere le strutture nervose adiacenti. Nel caso dell’ernia lombare le radici nervose coinvolte sono L4 ed in minor misura L1, L2 ed L3 , che partecipano alla formazione del nervo femorale. I sintomi che ne derivano possono essere schematicamente riassunti in:

.DOLORE
.DEFICIT NEUROLOGICI SENSITIVI E MOTORI
.ALTERAZIONE DEI RIFLESSI NERVOSI

I sintomi compaiono progressivamente in rapporto al grado di compressione sulle singole radici nervose. Inizialmente si instaura un’irritazione delle fibre nervose (sindrome da irritazione) con comparsa di dolore e parestesie (formicolii).

Nelle fasi più avanzate invece la compressione fa si che, oltre al dolore, subentrino anche i deficit neurologici (sindrome da compressione): ipoestesie (diminuzione della sensibilità) nel territorio di distribuzione del dolore stesso, ipotrofie (ridotto tono muscolare), riduzione della motilità ed iporeflessia (diminuzione dei riflessi nervosi). Rare volte può anche comparire la cosiddetta sindrome da interruzione caratterizzata da perdita della trasmissione dell’impulso nervoso, in cui il dolore scompare, mentre persistono i deficit muscolari e la mancanza di riflessi.

In presenza quindi di dolore riferito all’arto inferiore si deve procedere ad una valutazione neurologica, che consenta di diagnosticare con una certa accuratezza la presenza del danno radicolare e porre il sospetto di ernia lombare e lombo-sacrale.

1. DOLORE: LOMBOCRURALGIA

Il dolore associato alla presenza di un’ernia lombare è descritto come un dolore alla regione lombare che si irradia poi alla regione inguinale ed anteriore della coscia. Tale dolore viene definito in termini medici come lombocruralgia. Altra caratteristica tipica del dolore da ernia è che questo si accentua quando si tocca la zona dolente oppure quando il paziente cerca di compiere determinati movimenti.



Il dolore non è l’unico sintomo a livello del rachide, infatti spesso il paziente manifesta una certa rigidità, soprattutto durante i tentativi di flettere anteriormente il tronco, e un atteggiamento posturale in leggera flessione anteriore o laterale (causato dalla contrattura dei muscoli vertebrali).

2A. DEFICIT NEUROLOGICI SENSITIVI’

I nervi che provengono dalle radici L1-L2-L3 forniscono la sensibilità a tutta la faccia anteriore della coscia, tra l’inguine e il ginocchio. Il dermatomero L4 copre invece la faccia mediale della gamba. La ridotta sensibilità alla faccia anteriore della coscia e della porzione mediale della gamba suggeriscono quindi l’erniazione discale a livello lombare.

2B. ESAME NEUROLOGICO DEL MUSCOLO

Nelle fasi avanzate dell’ernia lombare anche i muscoli innervati dal nervo femorale possono progressivamente deteriorarsi. In particolare si assiste ad una compromissione del muscolo quadricipite (innervato dalle fibre nervose di pertinenza di L2-L3-L4). La valutazione di tale muscolo viene fatta facendo sedere il paziente sul bordo del lettino con le gambe a penzoloni, dopo di che gli si chiede di estendere il ginocchio contro una resistenza offerta dall’esaminatore, il quale constata la ridotta forza nel compiere tale movimento (ipotonia) e una ridotta consistenza muscolare (ipotrofia).

3. ALTERAZIONE DEI RIFLESSI NERVOSI: ESAME DEL RIFLESSO PATELLARE (o rotuleo)

Il riflesso patellare viene evocato picchiettando con un martelletto il tendine patellare (che si trova a livello del ginocchio), assicurandosi prima che la gamba del paziente sia rilassata . Normalmente tale manovra evoca la contrazione del quadricipite. Se c’è sofferenza delle radici lombari, come nel caso dell’ernia, tale riflesso è ridotto. Tuttavia essendo tale riflesso pluriradicolare non si ha mai areflessia completa.

4. TEST SPECIALI: SEGNO DI WASSERMAN

Il segno di Wasserman serve a provocare lo stiramento del n. femorale. Il paziente viene fatto sdraiare in posizione prona, quindi l’esaminatore afferra la gamba e la fa flettere sulla coscia (flessione del ginocchio). Il test si dice positivo quando tale movimento evoca dolore e/o formicolii alla faccia anteriore della coscia.

Dottor Claudio Morosi

ernia lombardia


ernia lombardia

www.ossigeno-ozonoterapia.it

Articolo pubblicato il: 04/08/2015

LOMBALGIA

Si definisce lombalgia, più comunemente nota come “mal di schiena”, un dolore localizzato tra il tratto lombare della colonna vertebrale e il bacino. Questa patologia è estremamente diffusa nella popolazione. La causa più frequente di mal di schiena è l’artrosi lombo-sacrale e altre patologie articolari degenerative come le sacroileiti, la sindrome delle faccette articolari e la stenosi del canale vertebrale. Molto comuni sono anche le lombalgie legate alle patologie del disco intervertebrale come le protrusioni e le ernie discali. A volte le lombalgie possono essere espressione di patologie viscerali (cioè degli organi interni), quindi malattie del pancreas, dei reni, del fegato, dei vasi arteriosi o patologie ginecologiche possono essere causa di lombalgie riflesse.

Esistono lombalgie croniche legate ad alterazioni morfologiche costituzionali della colonna vertebrale, come le scoliosi e le cifosi oppure ad alterazioni morfologiche che possono intervenire nel corso della vita come negli esiti di fratture o nei crolli vertebrali di natura osteoporotica. Non bisogna dimenticare, anche per la particolare gravità, le lombalgie legate a forme tumorali delle vertebre o del midollo spinale. Più rare sono le lombalgie infettive, come ad esempio le spondilodisciti (infezioni del disco intervertebrale) e le osteomieliti (infezioni dell’osso). Da ultimo le lombalgie psicosomatiche, cioè senza causa organica che affliggono soggetti affetti da sindromi ansioso-depressive.

Dottor Claudio Morosi

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L'Inform@zione online

Articolo pubblicato il: 06/11/2014

Nuove soluzioni terapeutiche: l’ossigeno-ozonoterapia
ERNIA DEL DISCO CERVICALE

Le ernie discali cervicali rappresentano una patologia benigna, ma a volte molto invalidante per comparsa di dolore importante. Tale problematica è cinque volte meno frequente dell’ernia del disco lombare, in quanto a livello cervicale si ha la presenza di minor materiale discale e si hanno minori vettori di forza. Rappresenta comunque una delle cause più comuni del dolore al collo con talora irradiazione alla nuca, spalla e arti superiori. Il rachide cervicale è formato da 7 vertebre con interposta una struttura definita disco intervertebrale, assente solo tra i corpi della prima e seconda vertebra cervicale, che ha funzione di “cuscino” e aiuta il movimento del rachide garantendo così una certa mobilità ad una struttura che altrimenti risulterebbe rigida. Il disco è formato da un nucleo polposo e da una serie di anelli concentrici (anulus) che lo contengono e ammortizzano. Per ERNIA DISCALE si intende la fuoriuscita del nucleo polposo dalla sua sede a causa della rottura dell’anello fibroso. Tale rottura può avvenire fondamentalmente attraverso due meccanismi: sollecitazione importante improvvisa sia del nucleo che dell’anulus oppure degenerazione del disco a causa di “usura” dovuta ad aumento dei carichi sulla schiena, vibrazioni, sollecitazioni ripetute nel tempo. Si parla invece di PROTRUSIONE DISCALE quando si ha una situazione per cui le fibre dell’anulus sono stirate, allungate con perdita della loro elasticità, senza essere interrotte. Le ernie cervicali vengono differenziate in:

ERNIA MOLLE: erniazione esclusivamente del nucleo polposo. E’ rara, più frequente in pazienti giovani con tipico “colpo di frusta”

ERNIA DURA: si ha sempre erniazione del nucleo polposo, che però risulta essere degenerato e quasi calcifico, spesso associato ad osteofiti (becchi di natura artrosica che possono anch’essi determinare contatto con le strutture nervose) dei corpi vertebrali. E’ più frequente nell’età matura o avanzata, ed è legata a fenomeni di usura.

Il livello maggiormente interessato dall’ernia discale è tra le vertebre C6 e C7 (70% dei casi), seguito dal disco interposto tra /C5 e C6 (20%). Il sintomo più comune è il dolore al collo (cervicalgia) che può irradiarsi a tutto l’arto superiore (cervicobrachialgia). La sintomatologia dolorosa è dovuta fondamentalmente alla compressione da parte dell’ernia sulle strutture nervose con dolore al collo nel caso delle ernie mediane, in quanto si realizza un contatto diretto sul midollo spinale, o con dolore irradiato all’arto per via della compressione sulle radici dei nervi spinali nel caso delle ernie più laterali. Il distretto specifico del dolore al braccio dipende da quale disco e conseguentemente quale radice nervosa è interessata. Talvolta può comparire deficit di forza al braccio da parestesie (sensazione di aghi o formicolii). Il dolore cervicale è associato a rigidità del collo con limitazione del movimento.

Possono far parte del corredo sintomatologico anche cefalea muscolotensiva, vertigine e nausea. In caso di cervicalgia o cervicobrachialgia per definire l’origine dei sintomi è indispensabile una valutazione clinica. A supporto dell’esame clinico può essere effettuata una radiografia del rachide cervicale volta ad escludere patologie ossee che possono simulare il dolore da ernia. L’individuazione e la conferma clinica di ernia cervicale si ottiene però con la Risonanza Magnetica. Questa è l’indagine di elezione in quanto permette di evidenziare la presenza effettiva dell’ernia del disco e la possibile compressione su midollo o radici nervose oltre a valutare eventuali fenomeni degenerativi. Il primo approccio terapeutico può essere medico-fisioterapico mediante l’uso di farmaci analgesici-antinfiammatori e/o cortisone, associati a trattamenti fisioterapici e/o strumentali. Può essere utile, in fase iniziale, l’uso di un collare ortopedico che consente il rilasciamento della muscolatura cervicale. Questo tipo di trattamento deve essere eseguito per un breve periodo. In caso di insuccesso si può passare all’ossigeno-ozonoterapia, che diventa metodica di primo impiego nei casi clinicamente più rilevanti. L’ozono risulta efficace in un’altissima percentuale di ernia cervicale, circa il 75-80% dei casi. Questa metodica, quindi, deve essere presa in considerazione in tutti i casi di ernia discale cervicale salvo quelli più gravi, per fortuna rari, caratterizzati da gravi deficit motori dell’arto superiore interessato dalla patologia erniaria o nella sindrome da compressione midollare che si manifesta con gravi disturbi neurologici anche agli arti inferiori, eventualmente associati a disturbi urinari. In questi casi il trattamento elettivo è quello chirurgico. L’ossigeno-ozonoterapia si effettua mediante iniezioni nella muscolatura paravertebrale del rachide cervicale, eventualmente associate ad infiltrazioni a livello dei trigger point (punti dolorosi) utilizzando aghi molto sottili (tipo aghi da insulina). Un ciclo di trattamento prevede 10/12 sedute a cadenza inizialmente bisettimanale e, con il ridursi della sintomatologia dolorosa, settimanali. Le sedute, della durata di circa 15/20 minuti, vengono effettuate in ambiente ambulatoriale, senza richiedere l’interruzione dall’attività lavorativa. La terapia, ben tollerata, è priva di effetti collaterali. L’alta percentuale di risultati clinicamente favorevoli pongono questa semplice metodica come una valida alternativa alla chirurgia nella maggior parte dei casi di ernia discale cervicale..

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Incontro a tema

Gallarate (VA)

Il mal di schiena

Intervento del Dr. Claudio Morosi

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Incontro a tema

Castelletto di Guggiono

Nuove soluzioni terapeutiche: l’ossigeno-ozonoterapia
ERNIA DEL DISCO CERVICALE

Intervento del Dr. Claudio Morosi

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Salute & Benessere, allegato al quotidiano ilSole 24 Ore

Articolo pubblicato il: 24/02/2014

OSSIGENO-OZONOTERAPIA PER IL MAL DI SCHIENA
È con questa soluzione conservativa che il dottor Morosi, primo nel Varesino, tratta lombosciatalgia e lombalgia.

Quasi l’80% degli adulti soffre di mal di schiena; vita sedentaria e postura scorretta sono una iattura per la nostra "impalcatura". Se un tempo si ricorreva rapidamente al trattamento chirurgico per risolvere il problema, oggi si tende a utilizzare soluzioni più conservative. Tra queste, ottiene ottimi risultati l'ossigeno-ozonoterapia. Questa metodica nasce proprio in Italia (è del 1996 il primo congresso dedicato al tema), e da subito viene praticata dal dottor Claudio Morosi (www.dottormorosi.it). Il dottor Morosi sceglie di utilizzare l'ossigeno-ozonoterapia per curare inizialmente l'ernia discale. Primo medico nel territorio di Varese a distinguersi per questo trattamento, negli anni il dott. Morosi si interessa sempre più alle patologie della colonna soprattutto della parte lombare, ma anche cervicale.
Presso lo studio privato di Sesto Calende giungono pazienti da diverse zone, dal novarese, dal Verbano-Cusio-Ossola, da Como, dall'alto milanese e dal Canton Ticino. "I pazienti - spiega il medico - si presentano allo studio autonomamente o inviati dal proprio medico di base o dal neurochirurgo; tipicamente lamentano problemi di lombalgia o lobosciatalgia. I trattamenti iniziano solo dopo che ho visionato gli esami, cioè la risonanza magnetica o la Tac".
L'ossigeno-ozonoterapia consiste in iniezioni di

piccole dosi di ossigeno-ozono praticate con aghi sottili nella muscolatura paravertebrale, in corrispondenza dello spazio interessato dalla patologia discale. Il trattamento viene eseguito direttamente nello studio. "Di solito sono previste sedici sedute, con cadenza bisettimanale - nelle forme iperalgiche - o settimanale. Generalmente l'ossigeno-ozonoterapia risulta efficace in circa il 75% dei casi trattati; aiuta a risolvere la sintomatologia dolorosa, a eliminare lo stato infiammatorio, a ridurre la contrattura della muscolatura paravertebrale e anche - in alcuni casi - a interferire con la struttura dell'ernia favorendone la riduzione".
L'applicazione di questa metodica per il trattamento dell'ernia discale e delle patologie della colonna vertebrale è ormai diffusa in tantissimi Paesi, e porta con orgoglio la firma del "made in Italy". "Possiamo considerarla - precisa il dott. Morosi - una delle tecniche conservative meno invasive e più efficaci che esistano. Non ha controindicazioni assolute, né effetti collaterali. Alla terapia possono essere affiancate altre tecniche riabilitative, come la fisioterapia o la massoterapia. Infine, durante il trattamento il paziente non deve abbandonare il lavoro, dunque il costo sociale è praticamente nullo".

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Inserto di Panorama, n.49

Articolo pubblicato il: 27/11/2013

ERNIA DEL DISCO: ORA SI CURA CON L'OSSIGENO-OZONOTERAPIA.

Fino a qualche anno fa il trattamento elettivo dell'ernia discale - tra le cause più frequenti di "mal di schiena" - era di pertinenza chirurgica, ma il positivo riscontro che terapie non chirurgiche possono indurre ad un notevole beneficio clinico, ha favorito lo sviluppo di diverse tecniche di trattamento conservativo, tra le quali si distingue l'ossigeno-ozonoterapia, che è risultata efficace in circa il 75% dei casi.
"L'ossigeno-ozonoterapia, applicata al trattamento dell'ernia discale, è stata utilizzata la prima volta in Italia, si è quindi rapidamente diffusa ed oggi viene praticata nella maggior parte dei Paesi", conferma il dottor Claudio Morosi, medico chirurgo tra i massimi esperti in questa metodica terapeutica.
"Il trattamento della patologia discale con ossigeno-ozonoterapia permette di risolvere la sintomatologia dolorosa, di eliminare lo stato infiammatorio, di ridurre la contrattura della muscolatura paravertebrale ed inoltre, in alcuni casi, di interferire con la struttura dell'ernia favorendone la riduzione. L'elevata efficacia, l'assenza di controindicazioni assolute e di effetti collaterali,la buona tollerabilità e la possibilità di effettuare il trattamento in ambiente ambulatoriale pongono questa metodica tra le migliori tecniche

conservative nel trattamento delle patologie discali, sia lombari che cervicali, non complicate da gravi disturbi neurologici. Per questi motivi si può affermare che la metodica costituisce una valida alternativa ai classici approcci terapeutici sia conservativi che chirurgici" Cosa indica esattamente il termine "discopatia"?
"Questo termine definisce una serie di modificazioni che intervengono sulle strutture del disco intervertebrale", spiega il dottor Morosi, "come la degenerazione discale" e l' "ernia discale". Quest'ultima, in particolare, può causare fenomeni compressivi sulle strutture nervose, provocando dapprima semplice infiammazione e successivamente sofferenza neurologica che, nei casi più gravi, può divenire, se non trattata, irreversibile. L'ossigeno-ozonoterapia con la tecnica paravertebrale classica prevede l'iniezione di piccole dosi di ossigeno-ozono nella muscolatura paravertebrale in corrispondenza dello spazio discale interessato, mediante l'utilizzo di aghi sottili che rendono la metodica ben tollerata. Il ciclo prevede in genere dieci sedute, di cui le prime a cadenza bisettimanale (nelle forme iperalgiche) e successivamente settimanale. Le infiltrazioni vengono eseguite in ambito ambulatoriale".

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L'Inform@zione online

Articolo pubblicato il: 04/11/2013

ERNIA DISCALE. Ossigeno-ozonoterapia, una risposta specifica per ogni componente del dolore.

Fino a qualche tempo fa si riteneva che il mal di schiena (lombalgia) con eventuale irradiazione agli arti inferiori (lombosciatalgia) fosse causato esclusivamente dalla compressione dell’ernia del disco sulle strutture nervose. Questa interpretazione, anche se reale, può solo parzialmente spiegare il fenomeno. Basti pensare che molti pazienti portatori di ernia del disco risultano asintomatici per lunghi periodi accusando solo episodici riacutizzazioni pur rimanendo invariata l’ernia. Esistono quindi, oltre all’azione compressiva dell’ernia, altri fattori implicati nell’insorgenza del dolore. Si ritiene infatti che la compressione dell’ernia sui vasi arteriosi che nutrono il nervo possano causare fatti ischemici con conseguente sofferenza del nervo stesso e quindi dolore. Un’altra componente è legata alla liberazione da parte del materiale discale erniato di sostanze che producono infiammazione. Ѐ possibile giustificare l’efficacia dell’ossigeno-ozonoterapia in quanto l’ozono è in grado di agire su tutte queste componenti. L’ozono infatti si dissolve in acqua e reagisce con le componenti strutturali dell’ernia con la possibilità di indurre una riduzione volumetrica dell’ernia stessa. Questo fenomeno porta ad una riduzione della compressione dell’ernia sulle strutture nervose.
Ѐ noto da tempo che l’ozono è in grado di favorire

l’ossigenazione dei tessuti quindi migliorando lo stato dei nervi sofferenti per l’azione compressiva dell’ernia. Da ultimo l’ozono inibisce la sintesi di sostanze infiammatorie andando così a contrastare anche quest’ultimo aspetto. In questo modo si può dimostrare che l’ossigeno-ozonoterapia è in grado di agire su tutte le componenti che causano dolore nell’ernia del disco giustificando così l’elevata azione antidolorifica di questa metodica. Esiste poi un’altra suggestiva ipotesi. Il disco intervertebrale è costituito da una parte centrale detta nucleo polposo, che svolge la funzione di ammortizzatore e da una parte periferica che la contiene detta anulus fibroso. La rottura dell’anulus porta al fuoriuscita di una porzione del nucleo polposo cioè l’ernia. Il nucleo polposo non viene riconosciuto dal sistema immunitario fino a quando è contenuto nell’anulus. Una volta erniato, esso verrebbe identificato come “non-self” dal sistema immuno-competente, stimolando una reazione infiammatoria. In questo modo il nostro organismo attiva cellule fagocitarie adibite all’eliminazione dell’ernia stessa riconosciuta come estranea. Questo giustificherebbe la guarigione spontanea di circa il 20% dell’ernie espulse. L’ozono sarebbe in grado di promuovere l’azione di queste cellule “spazzino” favorendo un processo naturale di auto-guarigione  

[Dottor Claudio Morosi]

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L'Inform@zione online

Articolo pubblicato il: 25/10/2013

Ozono, un gas utile in medicina. GIÀ OMERO LO CITA NELL’ODISSEA.

La presenza in natura dell’ozono è nota fin dall’antichità, già Omero lo cita nell’Odissea. Il termine ozono deriva dal greco ozo “emano odore”. L’ozono è presente in grande quantità nella stratosfera dove svolge un’azione di barriera neutralizzando i raggi ultravioletti solari potenzialmente dannosi per la nostra salute. In natura l’ozono si forma per effetto dei fulmini che forniscono l’energia necessaria perché avvenga la trasformazione di una parte dell’ossigeno in ozono. Con lo stesso meccanismo l’ozono può essere prodotto in apposite apparecchiature per l’utilizzo in medicina. Il primo generatore di ozono fu ideato da Von Siemens nel 1857, ma si dovette aspettare gli inizi del ‘900 per la realizzazione di un generatore di ozono per uso medico.

L’ossigeno medicale, grazie ad una forte scarica elettrica, viene trasformato in ozono, ottenendo così una miscela gassosa dove circa il 95% è costituita da ossigeno e solo il 5% da ozono. L’ossigeno-ozono in medicina può essere utilizzato per vari trattamenti, ma l’applicazione più diffusa e studiata è quella per la cura dell’ernia del disco. Nella letteratura medica esistono numerosi studi che dimostrano l’efficacia terapeutica dell’ossigeno-ozonoterapia, confermando che questa metodica, allo stato attuale, rappresenta un’ottima opportunità terapeutica per il trattamento delle ernie e delle protrusioni discali, con guarigione clinica in circa il 75% dei casi trattati.  
 

[Dottor Claudio Morosi]

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L'Inform@zione online

Articolo pubblicato il: 09/10/2013

OSSIGENO_OZONOTERAPIA. Un efficace rimedio di grande attualità.

Il mal di schiena nella società industrializzata colpisce, almeno una volta nella vita, circa l’80% della popolazione adulta, rappresentando una delle cause più frequenti di inabilità al lavoro. Ѐ facilmente intuibile l’enorme rilevanza del costo sociale che comporta questa patologia. La vita sedentaria, la scarsa attività fisica alternata a pratiche sportive fisicamente impegnative senza un’adeguata preparazione atletica ed i frequenti spostamenti in aereo e  in auto rappresentano fattori di rischio frequenti nell’insorgenza di mal di schiena.   Ernie (fuoriuscita della parte interna del disco dalla struttura fibrosa in cui è normalmente contenuto) e protrusioni discali  (sfiancamento perimetrale del disco rispetto al margine del corpo vertebrale) sono tra le cause più temibili e frequenti di mal di schiena. Se fino a qualche anno fa il trattamento dell’ernia discale era prettamente chirurgico, il recente riscontro che terapie conservative  possono portare ad ottimi risultati clinici, ha favorito lo sviluppo di nuove procedure mini-invasive, tra le quali l’ossigeno-ozonoterapia ha assunto un ruolo di rilevante importanza.

L’ossigeno-ozonoterapia risulta efficace in circa il 75% dei casi trattati. L’ozono possiede proprietà anti-infiammatoria, antalgica, decontratturante muscolare, inoltre, in alcuni casi, reagendo con i componenti dell’ernia discale è in grado di ridurne il volume.   L’ossigeno-ozonoterapia, con la tecnica paravertebrale, prevede l’iniezione, mediante aghi sottili, di piccole quantità di miscela di ossigeno-ozono nella muscolatura paravertebrale a livello dello spazio discale interessato. Solitamente si effettuano dieci-dodici sedute a cadenza settimanale o bisettimanale nelle forme iperalgiche. L’elevata efficacia, la buona tollerabilità, l’assenza di controindicazioni assolute e di effetti collaterali rilevanti e l’esecuzione in ambiente ambulatoriale  senza interruzione delle  attività quotidiane pongono questa tecnica ai primi posti nella scelta tra le terapie conservative per il trattamento delle patologie discali, sia lombari che cervicali.  
Guarire si può, senza dolore, per sorridere alla vita.  

[Dottor Claudio Morosi]

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Il Sole 24 Ore

Articolo pubblicato il: 17/06/2009

Studio del Dr. Morosi segnalato nell'inserto Lombardia de Il Sole 24 Ore del 17 Giugno 2009, tra i Centri di Ossigeno-Ozonoterapia consigliati dalla Federazione Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia.